Storia di Montefino

a cura di Igino Addari

 

Montefino, antica "Monte Secco" come si rileva da un documento dell'anno 1019, sorge su un'altura scoscesa lungo la valle del Fino e conserva l'aspetto del borgo incastellato. L'attuale denominazione risale al periodo postunitario e fu assunta con decreto regio del 28 giugno 1863, n. 1426.

Castello

 

IL CENTRO URBANO

Nel tessuto edilizio sopravvivono, soprattutto nella parte piu alta del colle, case databili tra il XVI e il XVIII secolo, le più antiche in pietra con architravi lignei alle aperture.

Dell'antico castello resta in piedi un torrione quadrangolare con basamento a scarpa assai manomesso e pochi altri lacerti. Le murature sono in pietre semi lavorate, disposte a ricorsi regolari con poca malta. Il vano terragno della torre è coperto da volte a crociera. La struttura è databile al XIV secolo.

Torre

Più in basso sopravvivono a tratti le mura che racchiudevano il borgo. Si nota un torrione rotondo dove una più antica struttura in pietrame appare inglobata nelle muraglie in laterizio della cinta fortificata di epoca successiva (XV-XVI secolo), della quale si notano i beccatelli e le caditoie.

Di questa cinta fa parte anche la Porta da pié ad arco ogivale e possenti travature lignee. Le date settecentesche che si rilevano su due mattoni probabilmente testimoniano restauri e risarciture dell'epoca. Anche da questa parte del paese le antiche mura furono inglobate dal muraglione di sostegno moderno realizzato introrno al 1935.

In via dei Pensieri si notano, rimessi qua e là in opera nelle mura, alcuni pezzi erratici, provenienti con ogni probabilità da una chiesa diruta del paese: un blocco con scolpita una rosetta a sei petali e un frammmento di parasta con decoro a motivo vegetale possono anche risalire al XII secolo, e un blocco con testina d'angelo sormontata da un fregio ad ovoli del XVI-XVII secolo.

 

NOTIZIE STORICHE

Nel 1019 Trasberto, figlio del defunto Ildeberto promette a Girardo figlio di Adodato di non alienare le nove staia di terra presso il castello di «Monte Secco» da lui ricevute e impegna, a garanzia del suo obbligo di assicurare al medesimo Girardo per vent'anni il servizio miltare, 30 moggia di terra nella località di «Gardeniano».

Dal quaternus magne expeditionis, noto come Catalogus Baronum  (1150-1168), risulta che Trasmondo di Collemaggio tenne in feudo la metà «Montis Sicci» e la metà «Collis Sicci» nel Pennese.

Nel 1273 ad Alife,Carlo I d'Angiò costituisce il giustizierato di Abruzzo oltre il Pescara e vi include «Mons Siccus Bifarum» e «Mons Siccus Ferratus».

Nel 1306 Carlo II d'Angiò concede una riduzione delle collette al signore del castello «Montis Sicci Biferarii», in considerazione dei meriti acquisiti dai feudatari Abbamonte e Rinaldo allorché, nel 1283, al divampare della rivolta di Macchia, si schierarono con Carlo I d'Angiò contro Corrado di Antiochia.

Nel 1430 Giosia d'Acquaviva, figlio di Andrea Matteo I e conte di San Flaviano, acquista il castello «Montis Sicci» dal capitano di ventura Iacopo Caldora.

Nel 1532 «Montesecco» conta 49 fuochi, pressochè corrispondenti ai nuclei familiari patriarcali compresi i servitori, 71 nel 1545, 68 nel 1669 e 89 nel 1732.

Nel 1760, dopo il sequestro dell'eredità della defunta duchessa di Atri, Isabella Acquaviva d'Aragona Strozzi, Gaspare Antonio Perazza di Città Sant' Angelo è il governatore del distretto di «Montesecco» e di Castiglione Messer Raimondo, che è compreso nello Stato d'Atri devoluto alla regia Corte.

 

Bibliografia

L. Franchi Dell'Orto-C. Vultaggio, Dizionario topografico e storico, in Dalla valle del Piomba alla valle del basso Pescara, Documenti dell'Abruzzo teramano, Carsa, Pescara 2001.

 

 

 

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